USA: Covid-19 e guerra sul petrolio richiedono un'azione decisiva

Mercoledì, 18 Marzo 2020

Economica e mercati

  • L'incertezza circa l'entità e la durata della crisi sanitaria globale sta trainando la volatilità e testando la liquidità nei mercati finanziari mondiali. Oltre all’interruzione della catena di approvvigionamento e al crollo della domanda a causa del coronavirus, è stato registrato un ulteriore, e anche grave, shock di offerta negli Stati Uniti e nell'economia globale. L'OPEC a guida saudita ha avviato una guerra sul prezzo del petrolio con i grandi produttori di petrolio non-OPEC, mettendo gli investitori in allerta per una recessione globale e aumentando le probabilità di una recessione negli Stati Uniti.
  • Banche centrali in azione: domenica 15 marzo l'azione coordinata tra le banche centrali del G-10 e l’importante annuncio della Federal Reserve sul taglio a zero dei tassi di interesse e sull’allentamento quantitativo, mirano a stabilizzare la liquidità e la fiducia del mercato. La Fed ha anche ridotto a zero i coefficienti di riserva obbligatoria per le banche, liberando così la liquidità per le banche del paese. Ciò consente alle banche di concedere più prestiti e migliora i loro margini perché la liquidità si sposta da un impiego a un tasso prossimo allo zero sulle riserve bancarie verso asset a rendimenti più elevati. Ciò avviene dopo il significativo impegno della Fed di venerdì a infondere 1.500 miliardi di dollari nei mercati dei capitali a breve termine.
  • Le misure di ieri notte non sono state in grado di tranquillizzare i mercati finanziari. Le azioni stanno registrando perdite significative in Europa, la volatilità sta raggiungendo livelli record toccati durante la Grande Crisi Finanziaria e il rendimento degli US Treasury è in discesa. Queste misure mirano a ripristinare la liquidità nel sistema, alleviare lo stress finanziario ed evitare che il segmento produttivo dell’economia soffra di uno shock permanente. Tuttavia, queste misure possono fare poco per sostenere la domanda o ripristinare la catena di approvvigionamento: reazioni esagerate e volatilità permarranno fintanto che le misure di contenimento non produrranno qualche effetto, gli stimoli fiscali non diventeranno più importanti e coordinati (ci aspettiamo misure dall’Econfin di oggi) e non avremo prospettive sullo sviluppo di una terapia farmacologica. 
  • I mercati stanno osservando anche quanto successo in Cina. Dati rilasciati di recente mostrano che la produzione industriale, le vendite al dettaglio e le spese in conto capitale sono crollate nei primi due mesi dell’anno. Ora l’attività si sta riprendendo ma i danni sono stati elevati e ciò è quanto i mercati si aspettano per il resto del mondo che si trova a fronteggiare ora il Covid-19. Poco conforto è previsto per i mercati fino a quando in Cina non si materializzeranno segnali più concreti di ripresa, che indichino la possibile strada da percorrere.
  • È l’ora della politica fiscale. Tutti gli occhi sono puntati su Washington e su una potenziale politica fiscale più espansiva oltre a quella già approvata dalla Camera dei Rappresentanti. Proseguire con lo stimolo fiscale da parte del ramo esecutivo e del Congresso degli Stati Uniti - e dei governi di tutto il mondo - sarà fondamentale per supportare e accelerare l’azione delle banche centrali.
  • Siamo incoraggiati dalla significativa iniezione di liquidità e dall'apparente coordinamento delle azioni delle banche centrali. In attesa della risposta del mercato e della politica fiscale, continueremo - con determinazione e pazienza - a mantenere alta l’attenzione su liquidità ed elevata flessibilità. Gli investitori attivi di lungo periodo dovrebbero continuare a individuare con attenzione quei titoli non correttamente prezzati e a riposizionare i portafogli per garantire elevata liquidità e trarre vantaggio dalla dislocazione dei prezzi degli asset, a vantaggio dei rendimenti degli investimenti nel lungo periodo.
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Ieri il Presidente USA Donald Trump ha dichiarato l’apertura al dialogo tra OPEC e la Russia per giungere a possibili tagli della produzione, alimentando ulteriormente il rimbalzo del petrolio che ha chiuso la giornata in rialzo del 21% poco sotto i 30 dollari al barile per il Brent. Molti operatori però sono dubbiosi in relazione alle dichiarazioni di Trump il quale ha citato possibili tagli alla produzione di 10/15 milioni di barili al giorno, quantità che sembra esagerata in relazione al fatto che un mese fa non si raggiunse l’accordo su una quantità assai più bassa di 1,5 milioni.